Paris (France) – Restaurant Page 35

Mesdames et messieurs,
piccola eccezione rispetto ai nostri standard.
Lo scorso mese abbiamo sacrificato qualche uscita della domenica per volare un po’ più lontano, e più precisamente per tornare a visitare la capitale francese che tanto ci conquistò un anno fa.
Avendola conosciuta in un sereno, ma freddo e spoglio febbraio, volevamo questa volta ammirare la città in fiore, nel pieno dei suoi colori, illuminata da un sole che non tramonta mai e rigogliosa come poche altre. Zaino sulle spalle quindi, con i vestiti contati precisi, guida Routard che da sola vale 3 kg di bagaglio e macchina fotografica sempre al collo, abbiamo affrontato 4 giorni di turismo a 360° gradi (anche grazie al Parigi Museum Pass, ottima risorsa acquistabile direttamente online, che dà libero accesso per un tot di giorni a più di 60 fra monumenti e musei nel territorio parigino).
Le nostre giornate hanno quindi spaziato dall’arte alla storia alla tecnologia, con vari intermezzi “naturali” e lunghe, lunghissime camminate.
Nuovamente Parigi ci è piaciuta, ancor di più ce ne siamo innamorati, una delle poche città dove forse varrebbe la pena fuggire.
Se siete interessati a conoscere il nostro itinerario, di seguito potete trovarlo giorno per giorno.
Per chi invece volesse andare subito al “sodo”, ecco il nostro suggerimento per una buona cena nella capitale francese:
Page 35 – ristorantino situato nel Marais, e più precisamente al 4 di Rue du Parc Royal (traversa di Rue de Turenne) molto vicino a Place des Vosges. Ci venne consigliato l’anno scorso da Alex, il proprietario dell’appartamento che avevamo affittato. E poiché era un parigino DOC, decidemmo di fidarci.
Il locale si trova un po’ in disparte rispetto allo struscio serale. E’ piccolo ma molto colorato, e funge anche da galleria d’arte, con le sue pareti tappezzate di quadri (in vendita). Presenta sia il menù alla carta che vari tipi di menù turistici, entrambi con prezzi piùGalette che abbordabili, le porzioni abbondano ed i camerieri sono assai cortesi.
Come già accennato, abbiamo conosciuto questo ristorante durante la nostra prima spedizione parigina, e questa primavera ci siamo tornati con sommo piacere. Entrambe le volte la scelta è ripiegata sul “Menu Breton”, che prevede “galette au sarrasin + dessert + boisson oppure “salade + dessert + boisson (per chi non lo sapesse, le galette sono crepes salate fatte col grano saraceno ndr) il tutto per 12.90 €. Considerate le due cene, in totale abbiamo assaggiato 3 diversi tipi di galette, l’insalata di mare, vari gusti di gelato, una crepe alla nutella e almeno un paio di vini rosè. Tutto assolutamente buono, fedele alle ricette originali, servito col sorriso, ed immerso in un’atmosfera che profuma di Parigi vera. Senza contare il fatto che eravamo circondati da gente autoctona, fatto che depone decisamente a favore del ristorante.
Unici due avvertimenti:
2- essendo le galette gigantesche, occhio ad ordinarne una troppo carica perché si rischia l’esplosione
1 – attenti alla pronuncia, perché a noi è arrivato il gelato al mango invece che alla menta.

Essendoci pochi tavoli, merita prenotare, anche se noi in realtà ci siamo sempre imbucati all’ultimo.
Comunque, per qualsiasi ulteriore informazione:

Restaurant Page35
4 rue du Parc Royal (dans Paris 3ème)
Paris, France
Tel: (+33) 01 44 54 35 35 
restopage35@free.fr
www.restaurant-page35.com
Piatto consigliato: galette, vino rosè

——
E adesso, per chi avesse bisogno di qualche spunto, ecco il nostro itinerario di viaggio:

– Giorno 1: Atterrati di prima mattina ad Orly, ci siamo semplicemente fermati al volo nella casa affittata nel Marais e ci siamo diretti al Parc de la Vilette, dove abbiamo esplorato la Città delle Scienze e dell’Industria, multiforme, interattiva, piena di spunti sia per grandi che per piccini. Ritornando verso casa ci siamo poi goduti l’aria primaverile facendo una bella passeggiata lungo il Canal Sant-Martin, ampio e colorato di persone, cani, e locali di tutti i tipi. Cena, per cominciare bene, al Page 35.Musée des Arts et Métiers
– Giorno 2: la mattinata l’abbiamo impiegata a visitare il poco conosciuto Musée des Arts et Métiers (a due passi da casa, location in cui si svolge il romanzo di Umberto Eco “Il pendolo di Foucault”). Luogo colmo di invenzioni che hanno segnato la storia (dall’astrolabio, al metro, alle prime macchine fotografiche, fino ad arrivare a computer e robot spaziali che percorrono il suolo di Marte), e situato nel Priorato di Saint-Martin-des-Champs, la cui basilica ospita piccoli aerei sospesi e auto d’epoca, nonché l’omonimo pendolo sopracitato.
Usciti molto soddisfatti da lì, piccolo intermezzo mangereccio, e poi dritti verso il Louvre, per un’immersione che è iniziata alle 14 ed è terminata alle 19.50. E’ stata dura e ne siamo usciti stanchi e doloranti..  ma è bello sul serio, sorprendente sul serio, unico sul serio. E non certo per la sola Gioconda, lontanissimo puntino nascosto da un muro di folla. Le vere bellezze sono quelle più insospettabili, dalla microscopica statuetta etrusca alla gigante scultura assiro babilonese.
Immenso. Imponente. Impressionante.
Arc de TriompheTornati all’aria aperta, aiutati da un tramonto che di strada da fare ne aveva ancora molta, ci siamo accampati in un triangolino verde lungo i Jardins de Tuileries, in mezzo a picnic di famiglie con bambini, cerchi di ragazzi con la chitarra, e amanti del jogging. Poi casa, con la sua cucina ed una cena preparata alla buona.
– Giorno 3: arte moderna per noi la mattina, al Centre Pompidou, di cui purtroppo era chiuso il 4°piano, che ospita le opere dal 1960 in poi. Ma le pennellate di Mirò, Matisse, Modigliani e compagnia bella, nonché la pazzesca vista sulla città e la coloratissima Fontana Stravinsky all’esterno, a tratti ci hanno coinvolti tanto quanto il Louvre.
Diversamente dall’Orsay, ultimo museo che abbiamo toccato. La sua collezione di Impressionisti è un gioiello, e da sola vale la visita, ma il resto delle esposizioni ci è parso a tratti pesante, a tratti incomprensibile (forse anche per via della nostra scarsa cultura in materia artistica).
Giardini flottanti A questo punto, dopo tanti “interni”, sentivamo il bisogno di rivedere un po’ di verde, ed una “vecchia amica” che ancora non avevamo rincontrato. Siamo quindi saliti sulla metro, ed in poche tappe, abbiamo raggiunto LEI, la Torre, ed il suo Champ de Mars in cui ci siamo riposati per un’oretta, circondati come al solito dalla più variegata popolazione.
Quindi una nuova, lunghissima passeggiata, sempre lungo
Senna, durante la quale abbiamo attraversato i giardini flottanti Niki de Saint Phalle, i prati de Les Invalides, la piccola foresta che sorge attorno al museo Quai Branly, e nuovamente le Jardin de Tuileries, con le loro vasche piene di pesci, le seggioline di ferro a disposizione ed i fiori più viola del mondo.
Cena in un ristorante economico ma tremendo (che abbiamo il sospetto si facesse portare i piatti da una rosticceria lì vicino o qualcosa di simile) e digestione con una bottiglia di rosè comprata per festeggiare l’ultima sera.
– Giorno 4: le ultime ore in terra parigina sono trascorse all’insegna dell’aria aperta, orbitando per un po’ intorno a Notre Dame, affacciandoci nel piccolo cortile del Musee de Cluny, ed ammirando lo splendido Jardin du Luxemburg, dove abbiamo conosciuto Michel, un magico personaggio che trascorre i pomeriggi a collezionare i sogni della gente.. sogni che poi lega ad un piccolo veliero che solca le acque del lago interno al parco.
Dopodiché bagagli, aeroporto, e la nostra meravigliosa Firenze.

Poteva esserci finale più romantico per il nostro piccolo viaggio? Forse no.
Al caro Michel abbiamo appena scritto una lettera mandandogli anche i riferimenti di questo blog.
Speriamo risponda presto..

DSC_0426 firmata

Jardin du Luxemburg

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