Palasca (Corsica) – Licciola

La Corsica è un’isola dalle acque cristalline, brulicanti di vita e di colori, talvolta profonde da far paura, altre volte basse e 10082014-DSC_0064rassicuranti. Montagna e pianura coesistono a pochi chilometri di distanza, così come fiumi e laghi, spiagge e nevai, cittadine turistiche e borghi arroccati, mucche e bambini. In cielo volteggiano rapaci di ogni tipo, mentre le strade e i pascoli sono attraversati da capre, pecore e maiali selvatici.
Il “maquis” è colorato e profumato: mieli e marmellate, ma anche vini e liquori ne prendono il caratteristico aroma, ed allo stesso modo formaggi e salumi risentono di un’aria e una terra dai toni ancora genuini.
Le coste straripano di simboli e accenti francesi, che però a mano a mano si perdono spingendosi verso l’interno, lasciando il posto a scritte indipendentiste e cartelli stradali dilaniati da proiettili. Allo stesso modo l’identità di quest’isola, che può sembrare dubbia o nascosta se si alloggia in località turistiche o si fa il bagno in spiagge facilmente accessibili, torna alla ribalta nel cuore di essa, smaniosa di affermare la propria lingua e le proprie tradizioni. E’ percorrendo qualche passo un po’ più in là che si torna a sentir parlare corso, con le sue influenze un po’ sarde, un po’ genovesi, e anche un po’ toscane. Si tornano a sentire i racconti dei pastori fedeli ai loro territori, dei pescatori scappati un giorno in Francia ma poi tornati, dei giovani coraggiosi che non se ne sono mai andati. 16082014-DSC_0527Inizialmente diffidenti con i turisti, si lasciano pian piano andare se dimostri loro solidarietà e rispetto, e allora ti raccontano le loro storie, le bellezze perdute della loro terra, e quelle tutt’ora esistenti ma che restano nascoste alle masse di invasori distratti.
L’incontro con queste persone ci ha portati a parteggiare per la causa corsa, e a ricercare e provare, durante i nostri viaggi, attività portate avanti totalmente da gente del luogo.. e non da imprenditori di passaggio che si definiscono “corsi per 6 mesi l’anno”, siano essi francesi, italiani o di qualsiasi altra nazionalità.
Quest’anno in particolare, ci siamo affezionati ad un romanticissimo bar a picco sul mare, di nome Licciola, situato a pochi chilometri da Isula Rossa (venendo dal deserto delle Agriate). Uno dei pochi posti in Corsica dove si trova ancora il caffè a 1 € e un panino a poco più. Oltre a questo, bibite, gelati, ed un banco di ottimi spuntini corsi, come il migliaccio (una specie di pizza bianca al formaggio) e le bastelle (focacce ripiene alle erbe o alle cipolle). Tutto racchiuso in un minuscolo casottino, vecchio alloggio di qualche pastore, che però, al suo esterno, in perfetto equilibrio cromatico col cielo e la terra, vanta la più suggestiva terrazza mai vista. In legno totalmente grezzo, ricoperto da un telo forato che dà vita a stupendi giochi di luce, con un perimetro di assi di legno che fungono da stretti banconi e si affacciano direttamente sull’infinito. Sotto di essi, la scogliera e le onde che vi si infrangono.
Qualsiasi turista, anche il più caciarone, ammutolisce tanta è la bellezza che si trova davanti. I bambini parlano sotto voce, i cani frescheggiano, gli adulti svuotano in silenzio e 07082014-DSC_0022lentamente le loro tazzine, allungando il più possibile la sosta in questo posto.

Pur potendo sembrare eccessiva questa descrizione, ci prendiamo la responsabilità di affermare che la Licciola non è un semplice bar, ma una delle poche attività ancora capaci di ritagliarsi un posto in questo paesaggio senza alterarlo. Onesta con l’isola e con i viaggiatori che la scelgono come tappa.
Ed è gestita da due ragazzi del posto, che sanno cosa è sostenibile e cosa no, cosa è autentico cosa no, cosa è CORSO e cosa no.
Dovrebbe essere la regola, e invece è ormai un’eccezione, perché l’atlante asserisce che la Corsica è Francia. Ma come noi toscani non invadiamo l’Umbria per imporle la “c” aspirata ed il castagnaccio, allo stesso modo quest’isola dovrebbe rimanere genuina nelle sue tradizioni e nei suoi endemismi.
I greci la chiamavano Kalliste, ovvero “la più bella”. I francesi la chiamano “l’Île de Beauté”, ovvero l’isola della bellezza.
Per noi è e deve rimanere solo Corsica.

Licciola
Route de Bastia (N1197), 20226 Palasca (fra le spiagge di Ostriconi e Lozari)
Corsica, Francia

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Paris (France) – Restaurant Page 35

Mesdames et messieurs,
piccola eccezione rispetto ai nostri standard.
Lo scorso mese abbiamo sacrificato qualche uscita della domenica per volare un po’ più lontano, e più precisamente per tornare a visitare la capitale francese che tanto ci conquistò un anno fa.
Avendola conosciuta in un sereno, ma freddo e spoglio febbraio, volevamo questa volta ammirare la città in fiore, nel pieno dei suoi colori, illuminata da un sole che non tramonta mai e rigogliosa come poche altre. Zaino sulle spalle quindi, con i vestiti contati precisi, guida Routard che da sola vale 3 kg di bagaglio e macchina fotografica sempre al collo, abbiamo affrontato 4 giorni di turismo a 360° gradi (anche grazie al Parigi Museum Pass, ottima risorsa acquistabile direttamente online, che dà libero accesso per un tot di giorni a più di 60 fra monumenti e musei nel territorio parigino).
Le nostre giornate hanno quindi spaziato dall’arte alla storia alla tecnologia, con vari intermezzi “naturali” e lunghe, lunghissime camminate.
Nuovamente Parigi ci è piaciuta, ancor di più ce ne siamo innamorati, una delle poche città dove forse varrebbe la pena fuggire.
Se siete interessati a conoscere il nostro itinerario, di seguito potete trovarlo giorno per giorno.
Per chi invece volesse andare subito al “sodo”, ecco il nostro suggerimento per una buona cena nella capitale francese:
Page 35 – ristorantino situato nel Marais, e più precisamente al 4 di Rue du Parc Royal (traversa di Rue de Turenne) molto vicino a Place des Vosges. Ci venne consigliato l’anno scorso da Alex, il proprietario dell’appartamento che avevamo affittato. E poiché era un parigino DOC, decidemmo di fidarci.
Il locale si trova un po’ in disparte rispetto allo struscio serale. E’ piccolo ma molto colorato, e funge anche da galleria d’arte, con le sue pareti tappezzate di quadri (in vendita). Presenta sia il menù alla carta che vari tipi di menù turistici, entrambi con prezzi piùGalette che abbordabili, le porzioni abbondano ed i camerieri sono assai cortesi.
Come già accennato, abbiamo conosciuto questo ristorante durante la nostra prima spedizione parigina, e questa primavera ci siamo tornati con sommo piacere. Entrambe le volte la scelta è ripiegata sul “Menu Breton”, che prevede “galette au sarrasin + dessert + boisson oppure “salade + dessert + boisson (per chi non lo sapesse, le galette sono crepes salate fatte col grano saraceno ndr) il tutto per 12.90 €. Considerate le due cene, in totale abbiamo assaggiato 3 diversi tipi di galette, l’insalata di mare, vari gusti di gelato, una crepe alla nutella e almeno un paio di vini rosè. Tutto assolutamente buono, fedele alle ricette originali, servito col sorriso, ed immerso in un’atmosfera che profuma di Parigi vera. Senza contare il fatto che eravamo circondati da gente autoctona, fatto che depone decisamente a favore del ristorante.
Unici due avvertimenti:
2- essendo le galette gigantesche, occhio ad ordinarne una troppo carica perché si rischia l’esplosione
1 – attenti alla pronuncia, perché a noi è arrivato il gelato al mango invece che alla menta.

Essendoci pochi tavoli, merita prenotare, anche se noi in realtà ci siamo sempre imbucati all’ultimo.
Comunque, per qualsiasi ulteriore informazione:

Restaurant Page35
4 rue du Parc Royal (dans Paris 3ème)
Paris, France
Tel: (+33) 01 44 54 35 35 
restopage35@free.fr
www.restaurant-page35.com

——
E adesso, per chi avesse bisogno di qualche spunto, ecco il nostro itinerario di viaggio:

- Giorno 1: Atterrati di prima mattina ad Orly, ci siamo semplicemente fermati al volo nella casa affittata nel Marais e ci siamo diretti al Parc de la Vilette, dove abbiamo esplorato la Città delle Scienze e dell’Industria, multiforme, interattiva, piena di spunti sia per grandi che per piccini. Ritornando verso casa ci siamo poi goduti l’aria primaverile facendo una bella passeggiata lungo il Canal Sant-Martin, ampio e colorato di persone, cani, e locali di tutti i tipi. Cena, per cominciare bene, al Page 35.Musée des Arts et Métiers
- Giorno 2: la mattinata l’abbiamo impiegata a visitare il poco conosciuto Musée des Arts et Métiers (a due passi da casa, location in cui si svolge il romanzo di Umberto Eco “Il pendolo di Foucault”). Luogo colmo di invenzioni che hanno segnato la storia (dall’astrolabio, al metro, alle prime macchine fotografiche, fino ad arrivare a computer e robot spaziali che percorrono il suolo di Marte), e situato nel Priorato di Saint-Martin-des-Champs, la cui basilica ospita piccoli aerei sospesi e auto d’epoca, nonché l’omonimo pendolo sopracitato.
Usciti molto soddisfatti da lì, piccolo intermezzo mangereccio, e poi dritti verso il Louvre, per un’immersione che è iniziata alle 14 ed è terminata alle 19.50. E’ stata dura e ne siamo usciti stanchi e doloranti..  ma è bello sul serio, sorprendente sul serio, unico sul serio. E non certo per la sola Gioconda, lontanissimo puntino nascosto da un muro di folla. Le vere bellezze sono quelle più insospettabili, dalla microscopica statuetta etrusca alla gigante scultura assiro babilonese.
Immenso. Imponente. Impressionante.
Arc de TriompheTornati all’aria aperta, aiutati da un tramonto che di strada da fare ne aveva ancora molta, ci siamo accampati in un triangolino verde lungo i Jardins de Tuileries, in mezzo a picnic di famiglie con bambini, cerchi di ragazzi con la chitarra, e amanti del jogging. Poi casa, con la sua cucina ed una cena preparata alla buona.
- Giorno 3: arte moderna per noi la mattina, al Centre Pompidou, di cui purtroppo era chiuso il 4°piano, che ospita le opere dal 1960 in poi. Ma le pennellate di Mirò, Matisse, Modigliani e compagnia bella, nonché la pazzesca vista sulla città e la coloratissima Fontana Stravinsky all’esterno, a tratti ci hanno coinvolti tanto quanto il Louvre.
Diversamente dall’Orsay, ultimo museo che abbiamo toccato. La sua collezione di Impressionisti è un gioiello, e da sola vale la visita, ma il resto delle esposizioni ci è parso a tratti pesante, a tratti incomprensibile (forse anche per via della nostra scarsa cultura in materia artistica).
Giardini flottanti A questo punto, dopo tanti “interni”, sentivamo il bisogno di rivedere un po’ di verde, ed una “vecchia amica” che ancora non avevamo rincontrato. Siamo quindi saliti sulla metro, ed in poche tappe, abbiamo raggiunto LEI, la Torre, ed il suo Champ de Mars in cui ci siamo riposati per un’oretta, circondati come al solito dalla più variegata popolazione.
Quindi una nuova, lunghissima passeggiata, sempre lungo
Senna, durante la quale abbiamo attraversato i giardini flottanti Niki de Saint Phalle, i prati de Les Invalides, la piccola foresta che sorge attorno al museo Quai Branly, e nuovamente le Jardin de Tuileries, con le loro vasche piene di pesci, le seggioline di ferro a disposizione ed i fiori più viola del mondo.
Cena in un ristorante economico ma tremendo (che abbiamo il sospetto si facesse portare i piatti da una rosticceria lì vicino o qualcosa di simile) e digestione con una bottiglia di rosè comprata per festeggiare l’ultima sera.
- Giorno 4: le ultime ore in terra parigina sono trascorse all’insegna dell’aria aperta, orbitando per un po’ intorno a Notre Dame, affacciandoci nel piccolo cortile del Musee de Cluny, ed ammirando lo splendido Jardin du Luxemburg, dove abbiamo conosciuto Michel, un magico personaggio che trascorre i pomeriggi a collezionare i sogni della gente.. sogni che poi lega ad un piccolo veliero che solca le acque del lago interno al parco.
Dopodiché bagagli, aeroporto, e la nostra meravigliosa Firenze.

Poteva esserci finale più romantico per il nostro piccolo viaggio? Forse no.
Al caro Michel abbiamo appena scritto una lettera mandandogli anche i riferimenti di questo blog.
Speriamo risponda presto..

DSC_0426 firmata

Jardin du Luxemburg

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Castiglione della Pescaia (GR) – Osteria Il Recinto

Questa galleria contiene 4 immagini.

Cari amici, è vero, è veramente tanto che non scriviamo. E dire che, tempo permettendo, qualche girata negli ultimi mesi ce la siamo anche fatta (non troppe, quelle che bastano per non impazzire di cittadina monotonia). Ma dobbiamo ammettere che, … Continua a leggere

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Firenze – White Boccascena

In questo nuovo articolo, per quanto riguarda il concetto di “viaggiare” ci rivolgiamo esclusivamente a voi lettori NON fiorentini, poiché il locale che recensiamo si trova esattamente nella via parallela a casa nostra.. e quindi diciamo che per noi si tratta esclusivamente di una passeggiata di pochi minuti, fatta quando la fame è tanta e la voglia di rigovernare è poca.

Situato in Viale Europa, il Boccascena vanta una storia di diversi anni nel quartiere Gavinana. Nasce come american bar, ed a detta degli irriducibili abitanti della zona era uno dei pochi posti nei dintorni in cui mangiar bene, ascoltare buona musica ed assistere a spettacoli di teatro a cabaret.
Col passare degli anni poi l’ambiente è stato rimodernato e la musica dal vivo è scomparsa. Ma, nonostante tutto,  il livello della cucina è rimasto più che eccellente, ed anche l’ambiente continua a confermarsi accogliente, con pochi (ma buoni!) tavolini all’aperto, ed un interno spazioso ma non troppo, caratterizzato da scalini, divanetti, foto alle pareti ed un’atmosfera jazz nell’aria.

Il menù non è infinito (3 antipasti, 4 primi, 6 secondi, qualche dessert) ma comunque permette di scegliere fra pasta e non pasta, verdure, carne, pesce, e dolci più o meno pesanti. Oltretutto è a disposizione la combinazione di 3 portate + acqua-pane-coperto alla modica cifra di 18 € (nulla, considerate quantità e qualità!).

Comunque, la nostra testimonianza è il risultato di due cene diverse, distanti un paio di settimane l’una dall’altra, e che ci sono servite ad impressionarci e non ricrederci.
Notare bene: in nessuno dei casi abbiamo approfittato del menù convenienza.
- Prima manche: 2 tortini agli asparagi in crema di gorgonzola con pane tostato + 1 primo (pasta alla ratatouille) + 1 secondo (polpo al forno con patate ed insalata) + 1/2 vino bianco che ci sta sempre bene + 1 mousse di mascarpone.
Tutto buono, qualcosa buonissimo (il tortino agli asparagi su tutti)!  La mousse di mascarpone, immensa e libidinosa.
Spesa totale: 19 euro a testa.
- Seconda manche: riborda di tortino agli asparagi in crema.. ecc ecc… per entrambi + 2 secondi (braciola fritta con patate ed insalata + inzimino di seppie e bietole con pane tostato) + 1/4 di vino bianco. Inzimino stupendo, braciola golosa.
Spesa totale: 16 euro a testa.

A pranzo c’è il pienone, poiché in molti vi si rifugiano in pausa-lavoro.
A cena: il deserto. Noi lo abbiamo provato sia il giovedì che il sabato, e ci siamo sistematicamente trovati in compagnia di due sole coppie, sparse in qua e in là.
Il motivo? La mia opinione personale è che Gavinana la sera non offre praticamente nulla. Viale Europa smette di vivere con la chiusura dei negozi, dopodiché le persone che vogliono “vivere la notte” migrano in altri quartieri, mentre chi non è interessato.. mangia a casa.
E’ per questo che il Boccascena è tendenzialmente poco frequentato la sera, per la sua sfortunata posizione.

Ma è un ristorante senza dubbio eccellente, e vale la pena pubblicizzarlo un po’.

Anche se, a dir la verità, l’idea di continuare ad avere tutta la sala a nostra disposizione non è che ci dispiaccia più di tanto.. :)

P.s.per chi volesse conciliare una buona mangiata con un po’ di natura, la zona sud di Firenze offre comunque numerosi spunti per godersi una giornata di sole, come la bellissima passeggiata lungo l’Arno (Firenze – Firenze Sud Sporting Club), oppure una gita verso Greve in Chianti lungo la Via Chiantigiana (Greve in Chianti (FI) – Antica Macelleria Falorni).

Quindi, ricapitolando:
White Boccascena
Viale Europa 49, 50126, Firenze
Tel: 055.685996

http://www.boccascena.it/

http://www.2spaghi.it/ristoranti/toscana/fi/firenze/white-boccascena/

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Grilli (GR) – Osteria del Mugnaio

La nostra firma all'OsteriaA Grilli ci s’arriva per sbaglio, ma se capita è una gran fortuna, perché si ha la possibilità di mangiare nella squisita osteria di cui adesso vi andiamo a raccontare.

Il pregio di questo paesino, è che si trova in mezzo al bosco a soli 20 km da Castiglione della Pescaia, quindi funge da perfetta meta per le fughe dal brulichio serale estivo del lungomare.
E c’è da considerare che fa pure fresco!
La strada di campagna che si percorre per arrivarci poi è meravigliosa: Vetulonia la sovrasta, le curve attraversano boschi e campi, e la fauna toscana ogni tanto fa capolino fra le frasche (un branco di cinghiali, un’upupa ed una lepre sono stati i nostri avvistamenti). Insomma, andare a cena a Grilli equivale ad una vera e propria gita in campagna, che, se fatta quando c’è ancora luce, allieta la vista.

Il posto vi suggeriamo di prenotarlo prima, 1) perché il locale è sempre pieno, 2) per poter scegliere se stare dentro o all’aperto. L’arredamento è rustico, ed i piatti sono quelli tipici della cucina maremmana: cavalli di battaglia toscani che, a leggerli uno dopo l’altro sul menù, si rischia di strafare tale è l’imbarazzo della scelta.

.. E noi, da questo punto di vista, ci siamo cascati in pieno. Abbiamo ordinato di tutto (troppo) e siamo stati quindi costretti a rinunciare al dolce, pur avendo da subito avvistato un tiramisù che pareva la fine del mondo.
Ma cominciamo dall’inizio..

Come primo approccio ci siamo ovviamente buttati sugli antipasti : tagliere misto di affettati, verdure e bocconcini di sformato con zucchine (notevole punto di forza). Porzione abbondante, capace di appagarci entrambi. Il tutto accompagnato da una bottiglia di rosso consigliato da loro, bevuta con moderazione in vista del ritorno a casa.
Anche la pastasciutta ce la siamo coscienziosamente smezzata  (tagliolini al cinghiale ricchi, buoni e sugosi, con conseguente goduriosa scarpetta) mentre nella scelta della “ciccia” i gusti erano discordanti, e ciò ci ha costretti all’azzardo, ovvero ordinare un piatto a testa: trippa (tantissima) + bistecca (enorme).
Allo stesso modo è andata per i contorni, dove nell’indecisione abbiamo preso sia verdure grigliate che patate fritte.
Il commento? TUTTO veramente buono (la trippa in particolare)
 ma arrivati a quel punto.. AIUTO! La pancia non ce la faceva più, i piatti continuavano a straripare, e giunti a metà di ogni porzione, abbiamo dovuto a malincuore alzare bandiera bianca, lasciando melanzane e pezzettini di carne in giro per il piatto (che uggia!).
La bottiglia di vino è tornata in campeggio con noi pronta per essere seccata al pranzo successivo, ed insieme a lei ci siamo portati via da Grilli anche due stomaci brontolanti ed un conto di 55 € che, considerato tutto quello che abbiamo mangiato, e la qualità di ciò che abbiamo mangiato, può considerarsi più che onesto.

Tanti complimenti all’Osteria del Mugnaio quindi, per l’ottima cena che ci ha riservato.
Un po’ meno a noi, che a questa età ancora non abbiamo imparato quando è il momento di dire “basta”.

P.S.: una precisazione: se per bistecca vi aspettate il filettino ripulito e tagliato, in questo caso rimanete delusi. Il tòcco di carne è infatti selvatico, alto, croccante e col classico callo da gestire.
Un piatto NON da schizzinosi.. ma forse è proprio questo il bello :)

Ricapitolando:
Osteria del Mugnaio,
Via Grossetana, 57, 58020 Grilli (GR)
Tel: 0566 887201

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g1016002-d3166926-ReviewsOsteria_del_Mugnaio-Gavorrano_Province_of_Grosseto_Tuscany.html

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Greve in Chianti (FI) – Antica Macelleria Falorni

missione grevigianaEccoci qui… dopo un lunghissimo inverno caratterizzato da tanta pioggia e da innumerevoli novità “vitali”, siamo riusciti finalmente a rimettere il naso un po’ fuori casa.
Non è che ci siamo adagiati sugli allori in questi mesi, ne’ abbiamo perso la voglia di girellare. Diciamo piuttosto che impegni più grandi di noi ci hanno confinati per un po’ non solo in città, ma addirittura in casa, rendendo i nostri fine-settimana un continuo ed enorme miscuglio di polvere, scatoloni, mobili, viti e chiodi.
Da febbraio, però, oltre ad avere un gran caos intorno, abbiamo anche un nuovo, bellissimo amico: un caminetto. E dobbiamo ammettere che fare la conoscenza di questa meravigliosa fonte di calore, brace ed atmosfera, è stata un’ulteriore causa di “impantofolamento” (passatemi il termine, oppure consigliatemene uno migliore!): egli è infatti un ottimo cuoco, dalla buona capienza e confinante col divano. Cosa desiderare di più???

Lo scorso sabato però, forti di un pomeriggio libero, del bel tempo e del frigorifero vuoto, abbiamo deciso di unire l’utile al dilettevole: siamo saliti in macchina (di passeggiare da qualche parte non se ne parlava, poiché il cantante è momentaneamente zoppo), e con la scusa di reperire salsicce e pecorino, ci siamo fatti questa rilassantissima guidata lungo la Via Chiantigiana fino a Greve in Chianti.
Non so a quante persone sia capitato di percorrere questa strada semplicemente per il gusto di farlo. Secondo noi è paesaggisticamente meravigliosa, pur essendo una semplice sequenza di casali e vigneti. E Greve è una chicca situata a soli 20 minuti da Firenze, che troppo spesso ci dimentichiamo.
Sotto il loggiato di Piazza Matteotti (l’imperdibile piazzetta principale), fra tanti locali e botteghe, c’è l’Antica Macelleria Falorni, obiettivo ultimo della nostra missione.
Solitamente Il gusto di Viaggiare consiglia posti in cui consumare il pasto, NON dove acquistare prodotti da dover cucinare.. ma questa volta vogliamo fare un’eccezione, perché la distanza, la qualità e la spesa rientrano abbondantemente nel concetto di “soluzioni dell’ultimo minuto per mangiare economicamente bene“.
Il primo aggettivo che ci viene in mente per descrivere la macelleria è “bella”. Perché lo è veramente! Ricca dei più vari e succulenti prodotti (freschi o stagionati, da banco o confezionati) ed arredata da oggetti ed arnesi da lavoro, donati da chiunque voglia farlo. La cantina, allestita apposta per essere visitabile anche dai clienti, è piena di formaggi a stagionare. Tutto l’ambiente profuma di buono e goloso, e le persone che entrano (noi comprese) lo attraversano allo stesso modo in cui attraverserebbero un museo.
C’è poi una parte adibita alla consumazione e degustazione “in loco”di salumi, formaggi e vino.. ma poiché il nostro camino ci reclamava, non abbiamo avuto modo di sperimentarla.
Comunque, tutto in questa bottega è finalizzato all’esaltazione dei prodotti del Chianti, con la loro storia, la loro tradizione, e la loro qualità.

Noi, per fare la nostra parte, siamo tornati a casa con 4 salsicce classiche, 7 salsicce con cinghiale (20%) ed un pecorino semistagionato, (spesa 15 euro), e con l’aggiunta di un pezzo di rosticciana e di una bottiglia di Morellino abbiamo dato il via ad una “braciata” libidinosa e che ha messo in risalto profumo e sapore dei tutti i nostri acquisti.
Notevoli.
E missione abbondantemente compiuta.

C’è poi da aggiungere che la pancia, quella sera, l’abbiamo riempita, e nonostante questo ci sono comunque avanzati qualche salsiccina ed un po’ di formaggio da spelluzzicare nei giorni successivi.. quindi anche il rapporto QUANTITA’/prezzo è risultato ottimo :)

Alla luce di queste considerazioni, cari amici, vi consigliamo nuovamente di non sottovalutare i dintorni fiorentini per le vostre scampagnate, ne’ di disdegnare le mura domestiche per le vostre cene.. entrambi possono nascondere piacevolissime sorprese.
E chi possiede un caminetto.. ne abbia cura!

Ricapitolando:
Antica Macelleria Falorni
Piazza Giacomo Matteotti 71, 50022, Greve in Chianti (FI)
Tel: 055 853029
Fax: 055 8544312
mail: info@falorni.it

http://www.falorni.it/

https://plus.google.com/109838155943555536858/about?hl=it

http://www.2spaghi.it/ristoranti/toscana/fi/greve-in-chianti/antica-macelleria-falorni/

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Firenze – Firenze Sud Sporting Club (dopo una bella passeggiata all’Albereta)

AlberetaIstruzioni per una bella giornata di sole a Firenze:

- controllare che il bel tempo sia abbastanza stabile.
– vestirsi a cipolla per essere pronti a tutto.
– vestire la prole (se la si ha).
– attrezzare il proprio cane, anche questo se lo si ha, di tutti gli optional necessari per passare un po’ di tempo fuori.
– chiamare, se si vuole, l’amico/a o il fidanzato/a o un parente ed invitarlo/a a fare una passeggiata.
– prendere un mezzo di trasporto, qualora si abiti troppo lontani, e dirigersi in direzione Bellariva.
– abbandonare il mezzo su cui si viaggia in prossimità del parco dell’Albereta.
– con tutto il bagaglio di persone, animali e cose, iniziare a percorrere la passeggiata che costeggia l’Arno e che porta a Il Girone.
– godersi il bellissimo contesto.

Ci siamo resi conto che un posto che a noi piace così tanto, ed in cui ci rifugiamo quando non abbiamo tempo e modo di lasciare Firenze, in realtà rimane sconosciuto ai più.
La camminata dell’Albereta è per noi “la soluzione dell’ultimo minuto per stare all’aria aperta” quando il sole splende e la smania di uscire inizia piano piano ad agitarci.
E’ un posto perfetto per far divertire i cani, andare in bicicletta, sdraiarsi sul prato, leggere un libro, fare jogging, pescare, giocare a volano ecc ecc…
La strada principale è in parte asfaltata ed in parte coperta di ghiaino, ma parallelamente corrono altri due sentieri in mezzo all’erba, più vicini al fiume.
Lungo il cammino si incontrano 4 pescaie, di cui una non raggiungibile e invece 3 utilizzabili per soste, merende e sonnellini (ovviamente quando il fiume lo permette), mentre sulla sinistra si intercettano varie casette in pietra, tutte assolutamente deliziose, che attirano lo sguardo dei curiosi e meritano anch’esse una piccola sosta per ammirarle. D’estate poi, è facile vedere, intorno a queste abitazioni, 3 o 4 dei residenti che, muniti di sdraio o sedie, si posizionano sulla riva dell’Arno a prendere il sole e fare du’ chiacchiere, alla maniera di una volta.

Senza pause o rallentamenti, in 45 minuti si arriva al Il Girone (piccola frazione di Fiesole molto carina) ed il traguardo sono i giardinetti con tavoli di legno e fontane in cui è possibile riposarsi prima di tornare indietro. Se poi capitate in una stagione particolare, nel centro del paese potete trovare feste di carnevale per bambini o Sagre del Tartufo a seconda del periodo.
Da qui è possibile proseguire per un altro pezzettino, ma il sentiero diventa via via più selvatico ed ad un certo punto si è costretti a fermarsi, causa rovi e frasche.
Il ritorno lo si fa lungo la stessa strada dell’andata, anche se abbiamo notato che esiste un sentiero anche sull’altra sponda, che non abbiamo mai raggiunto ma che a breve esploreremo.
Arrivati al ponte di Varlungo, si può scegliere di proseguire sempre lungo la stessa riva, costeggiando l’Obihall ed andando avanti fino a Verrazzano ed oltre, OPPURE, si può attraversare l’Arno ed entrare nel Parco dell’Anconella, bellissimo polmone verde di Firenze, perfetto per grandi e piccini. Anche qui ci sono bei prati in cui fermarsi e giochini di tutti i tipi per l’eventuale prole al seguito (anche se due spintine in altalena sono rigeneranti anche per i più stagionati!).

Ma… dove mangiare?
Germani
Ed eccoci alla parte “alimentare” della questione.
All’interno dell’Anconella esiste da almeno 20 anni un ristorante-pizzeria, con un grande spazio esterno per i tavolini (esposti d’estate, coperti e riscaldati d’inverno), ed un interno che, se al primo sguardo può sembrare squallido (per l’effetto “circolino ARCI abbandonato”), in realtà poi rivela due ampie sale sul retro, la più lontana delle quali è di recente rifacimento, molto spaziosa e decisamente accogliente.
I camerieri sono sempre carinissimi, anche se, in certe sere, di lavoro ne hanno veramente tanto, e frullano di tavolo in tavolo come trottole. Ma non sono mai mancate in loro disponibilità e cortesia ed anzi, alcuni di loro, vedendoci tornare più volte, ci hanno presi in simpatia e si sono anche fermati a scambiare due parole (a noi questo aspetto del mangiar fuori piace tanto!). Non ti fanno aspettare ma nemmeno ti opprimono per mandarti via quando sei all’ultima briciola nel piatto.
La pizza è molto buona, i coccoli idem, il nostro menù classico è pizza+quartino di bianco frizzante+tiramisù per un totale di 9/10 euro a testa (decisamente accettabile).
Si trova sempre posto perché lo spazio è tanto.
Unico svantaggio: è il locale frequentato da tutte le persone che orbitano attorno all’associazione calcistica del Firenze Sud, e quindi può capitare di incontrare orde di calciatori+genitori a festeggiare post partita, oppure, come ci è successo l’ultima volta, cene dell’AIA Firenze (Associazione Italiana Arbitri), a causa delle quali l’intera stanza sul retro viene occupata.
Ma accade una volta l’anno, quindi bisogna essere particolarmente sfigati.

Ecco, se la passeggiata all’Albereta vi è piaciuta, si è prolungata fino a tardi e vi ha messo anche una gran fame, potete fermarvi a mangiare qui, e completare la vostra giornata togliendovi la bega di cucinare.
Noi lo facciamo spesso. E.. non potrà definirsi viaggio.. ma un pomeriggio del genere è decisamente una garanzia!

E se volete godervi altre immagini della passeggiata qui descritta.. e non solo!.. visitate il nostro blog parallelo:
Il Gusto di Scattare

Quindi, ricapitolando:
Firenze Sud Sporting Club
Via di Villamagna 41/A, 50126, Firenze
Tel: 055 6530281

http://www.ristorantefirenzesud.it/

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http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187895-d2082603-Reviews-Firenze_Sud_Sporting_Club-Florence_Tuscany.html

http://www.2spaghi.it/ristoranti/toscana/fi/firenze/firenze-sud-sporting-club/

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